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Vittorio Cecchi Gori condannato a 7 anni di carcere per la bancarotta di Fin.Ma.Vi

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Seconda (pesante) condanna in primo grado per Vittorio Cecchi Gori, ex politico, produttore cinematografico e patron della Fiorentina: il Tribunale di Roma ha infatti deciso per lui una pena di 7 anni di carcere per la bancarotta di Fin.Ma.Vi, la 'cassaforte di famiglia', dichiarata fallita a ottobre 2006 con un buco di oltre 600 milioni di euro.

Una vicenda iniziata nel 2011, con il produttore arrestato per avere distratto poco più di mezzo miliardo di euro di beni del patrimonio sociale della società, che oggi ha trovato il suo epilogo oltre che con la condanna di Cecchi Gori anche con l'ingiunzione all'imprenditore da parte del Tribunale di Roma di risarcire Fin.Ma.Vi e la Cecchi Gori Group, la confisca delle quote sequestrate alla Cecchi Gori Cinema e Spettacolo e alla società Vip 1997 e con l'interdizione perpetua dell'ex patron della Fiorentina dai pubblici uffici.

I 7 anni della condanna di oggi - che, per inciso, per la Procura avrebbero dovuto essere 10 - vanno ad aggiungersi ai 6 comminati a Cecchi Gori per un'altra bancarotta fraudolenta, quella da 24 milioni della Safin Cinematografica, costatagli anche la confisca del capitale sociale delle società Cecchi Gori, Cinema e Spettacolo e New Fair Film e la conferma del sequestro delle quote delle società Adriano Entertainment e Vip 1997.

Con l'imprenditore è stato condannato anche il suo braccio destro, il commercialista Luigi Barone: l'uomo ha avuto una pena di 5 anni e mezzo - contro gli 8 richiesti dalla Procura - che vanno ad aggiungersi ai 5 per la bancarotta di Safin. Una vera e propria ombra, Barone, che però con il capo non condivide la fortuna di una pensione d'oro da 3.068 euro al mese: a tanto ammonta infatti il vitalizio di Cecchi Gori per la sua carriera parlamentare in qualità di senatore del Partito Popolare Italiano dal 1994 al 1996, secondo quanto riporta l'Espresso in un dossier pubblicato pochi giorni fa.

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