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Yara Gambirasio, a colpirla due diverse armi

Fonti investigative hanno fatto sapere che il corpo di Yara Gambirasio è stato colpito da una lama e da un corpo contundente e che è sempre stato nel campo di via Bedeschi Chignolo d'Isola dove è stato trovato. Il cadavere della 13enne, inoltre, pare sia stato coperto dalla neve per un totale di 25 giorni. Si tratta solo di indiscrezioni trapelate dai primi risultati dell'autopsia eseguita sul corpo di Yara. Sono risultati ancora ufficiosi, ma che pare siano stati confermati dagli investigatori.

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Le immagini del ritrovamento del cadavere di Yara Gambirasio

Il video del luogo del ritrovamento del corpo della tredicenne di Brembate

Per quanto riguarda le lesioni trovate sul corpo di Yara, secondo gli esperti dell'Istituto di medicina legale di Milano a provocarle sono state due armi diverse. Una lama, molto probabilmente un coltello, e un corpo contundente, forse un martello o forse una pietra. Con la lama e il corpo contundente la giovane è stata colpita in più punti. Nella zona lombare del dorso, fra la nuca e la base del collo e al polso sinistro. Al momento non è possibile dire quali siano stati i colpi che hanno ucciso Yara e neppure affermare quando, esattamente, è morta.

Queste due armi potrebbero essere state utilizzate anche da due persone diverse. Non è detto, dunque, che l'assassino sia stato uno solo. Tra l'altro, sul corpo di Yara sono state trovate due diverse tracce di Dna, una maschile e una femminile. Quella maschile è stata confermata dagli inquirenti, mentre quella femminile no, ma, c'è da dire, neppure smentita. L'isolamento delle impronte biologiche non ha però ancora un valore investigativo elevato. Al momento sono in corso le prime comparazioni sui profili di amici, conoscenti, vicini di casa, persone segnalate, adolescenti e adulti.

Così come sono ancora in corso le analisi di laboratorio e solo queste potranno dare risultati più precisi. Queste analisi sembrano essere piuttosto complicate dato l'avanzato stato di decomposizione del cadavere. L'idea che gli investigatori si sono fatti è che ad aspettare Yara fuori dalla palestra, quel 26 novembre, ci fosse qualcuno conosciuto dalla 13enne. Una persona della quale la giovane si fidava.

 (foto © LaPresse)

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