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Yara Gambirasio, Mohammed Fikri: 'Ridatemi la dignità'

Yara Gambirasio è considerata una persona scomparsa, secondo le ultime parole pronunciate dal Procuratore della Repubblica di Bergamo, Massimo Meroni, che questa mattina ha tenuto una conferenza stampa per chiarire a che punto sono le indagini. I risultati sono sconfortanti: si seguono tutte le piste, non ci sono indizi rilevanti e gli inquirenti brancolano nel buio.

Tutte le fasi delle ricerche di Yara Gambirasio

La tredicenne sembra scomparsa nel nulla e non ci sono certezze, neanche l'arrivo di Gilberto Caldarozzi, direttore dello Sco (servizio centrale operativo), che ha ri­solto casi come quello del piccolo Tommaso Onofri e di Augusto De Megni, ha aggiunto novità al caso. Oggi sarò riascoltato il primo testimone, il vicino di casa Enrico Tironi, per capire ancora una volta se la sua è una verità attendile.

Intanto si moltiplicano gli appelli, si chiede la collaborazione soprattutto dei ragazzi e si richiede qualsiasi filmato audio-video registrato durante le esibizione di ginnastica ritmica in cui era presente la ragazza. L'unico indagato, invece, è stato liberato, dopo la scoperta della traduzione errata di una sua telefonata e in un'intervista al Corriere della sera si presenta così:

'Mi chiamo Mohammed Fikri, sono un ragazzo di 23 anni che vive e lavora onestamente, in Italia, da tempo. Con la scomparsa di Yara Gambirasio non c'entravo proprio nulla. Ho vissuto un incubo. Spero tanto che la ritrovino immediatamente. Sana e salva'. Il giovane racconta della sua felicità per quel viaggio in Marocco per tornare dai suoi genitori e l'incubo iniziato sulla nave, quando i carabinieri l'hanno fermato e arrestato.

Mohammed ricorda con ansia quei momenti: 'Più passava il tempo e più volevo urlarlo al mondo. Ad un certo punto, però, ho avuto anche paura di non essere creduto. L'idea di trascorrere tanti anni da innocente in cella mi toglieva il respiro. Ho pensato al peggio'. La liberazione è giunta con la verità: 'Ho risposto a tutte le domande. Mi dovevano credere. Poi meno male che hanno riascoltato la telefonata ed hanno capito bene le parole che avevo pronunciato nel mio dialetto'.

Il 23enne Fikri ora vuole solo una cosa dal nostro paese, ma prima ammette di aver perdonato per quest'errore: 'Io sono musulmano e la mia religione m'impone di chiedere perdono anche per chi ha sbagliato. Io ho già perdonato. Vorrei che l'Italia mi restituisse la dignità'.

Corriere e  (foto © LaPresse)

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