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Zenon Smutniak, padre di Kasia: "Nessuna verità sulla morte di Pietro Taricone. Riaprite il caso"

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di Simone Rausi

Sono passati quasi 4 anni dalla morte di Pietro Taricone e la vita dell’attrice Kasia Smutniak va avanti. Meno di 2 mesi fa, al Festival di Sanremo, sfoggiava i primi accenni di un pancino che ora è inesorabilmente cresciuto. Sempre bellissima e sorridente, la Smutniak ha annunciato di aspettare il suo secondo figlio. Ma in questo momento di grande gioia e trepidante attesa c’è chi, come il padre della giovane attrice, non riesce a sentirsi libero di festeggiare completamente.

Kasia Smutniak incinta. Il pancino svelato a Sanremo

Oggi più di ieri la mente torna a quel 29 Giugno del 2010 quando Pietro Taricone si schiantava con il suo paracadute durante uno dei tanti lanci della sua carriera di atleta di sport estremi. Zenon Smutniak, militare polacco, non riesce ancora a farsene una ragione. Troppi punti interrogativi che le autorità non avrebbero ancora chiarito, troppe questioni irrisolte che il tempo non ha reso meno evidenti. Così, in un’intervista rilasciata al settimanale Di Più, Zenon si lascia andare a ricordi e parole amare.

"Quel giorno del maledetto incidente con il paracadute me lo ricordo ancora e non so farmene una ragione. Troppe domande. Penso spesso a quel ragazzo con tanta energia e da quel giorno non mi do pace. L'incidente è stato archiviato troppo in fretta. Non si sa niente”.

La Smutniak, già madre di Sophie, 9 anni, sta provando a ritrovare la sua dimensione di legittima felicità con Domenico Procacci, produttore e amministratore delegato della Fandango. Dal giorno in cui è stata dichiarata la sua seconda gravidanza i giornali si sono scatenati costruendo interi pezzi sul ricordo di Taricone. L’ultimo, in ordine di tempo, voleva che il figlio di Smutniak e Procacci si chiamasse proprio Pietro ma l’attrice si è infuriata e ha negato categoricamente: “Mi amareggia molto questa invasione del mio privato. Far nascere unchiacchiericcio circa il nome da dare a nostro figlio è perlomeno offensivo. Chi diffonde queste falsità, dovrebbe capire che comportamenti del genere giocano con il dolore delle persone. E dovrebbe porsi il problema di rispettare il nostro desiderio di vivere serenamente questo momento”.

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