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Zurigo, sì al suicidio assistito anche per gli stranieri

Bocciate a larga maggioranza le due iniziative contro il suicidio assistito lanciate dai movimenti conservatori dell'Unione democratica federale (Udf) e del Partito evangelico. Gli svizzeri, ieri, hanno bocciato il divieto per i non residenti di sottoporsi a eutanasia. Nel referendum che chiamava i cittadini a pronunciarsi su due iniziative, la prima per proibire l'eutanasia, la seconda almeno per limitarla ai locali, il divieto è stato respinto.

Il referendum presentato dall'Unione democratica federale, di ispirazione cristiana, chiedeva al Parlamento svizzero di rendere punibile qualsiasi forma di istigazione e di aiuto al suicidio, mentre quello avanzato dal Partito Evangelico proponeva di porre fine al 'turismo della morte', limitando l'assistenza al suicidio a chi risiede nel cantone da almeno dieci anni. La prima proposta, che invitava i cittadini a dire no all'eutanasia, ha registrato solo il 15 per cento dei consensi; la seconda, che invitava i cittadini a dire 'no al turismo della morte nel cantone di Zurigo', ha ottenuto un 20 per cento.

Nel cantone di Zurigo le organizzazioni come Exit e Dignitas aiutano i malati terminali a porre fine alle lore sofferenze. E in particolare la clinica Dignitas, fondata dall'avvocato Ludwig A. Minelli nel 1998, è meta di molti italiani. Dignitas è un'associazione senza scopi di lucro che, secondo statuto, persegue l'obiettivo di 'assicurare ai suoi membri una vita e una morte dignitose, valori a cui ogni essere umano ha diritto'. Per associarsi occorre versare una tassa d'iscrizione una tantum di 200 franchi svizzeri, circa 160 euro, e una quota annua minima di 80 franchi.

Come spiegato in un articolo dell'Ansa: 'Chi soffre di un male incurabile o di un handicap insopportabile, e per questo motivo decide di mettere fine ai suoi giorni, come membro di Dignitas può domandare all'associazione di aiutarlo a morire volontariamente'. A quel punto l'associazione verificherà che la capacità di discernimento del richiedente sia intatta e non influenzata da terzi interessati al decesso dell'affiliato.

E' previsto un training per preparare l'aspirante suicida e i suoi parenti. Per portare a termine il suicidio assistito, poi, la clinica si procura, dietro ricetta medica, un barbiturico solubile che non causa dolori e agisce velocemente consentendo di passare dal sonno alla morte, a Zurigo, nel momento prescelto, davanti a due testimoni e alla presenza dei parenti indicati dall'affiliato.

Ogni anno, in Svizzera, sono circa 200 le persone che ricorrono alla morte assistita. Nel Paese elvetico il suicidio assistito è consentito dal 1941 a condizione che non sia legato ad alcun motivo egoistico ed è ammesso solo in modo passivo, cioè procurando ad una persona i mezzi per suicidarsi, ma non aiutandola a farlo.

Foto: dignitas.ch

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